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Referendum, il No stravince sul Sì

Con un'affluenza altissima, solenne bocciatura per la riforma costituzionale del governo Renzi: il 59,11% dei cittadini ha detto No

FIRENZE — Gli exit poll avevano dato subito un'indicazione chiara e lo lo spoglio delle schede ha confermato la volontà degli italiani: a scrutinio quasi ultimato  il 59,11 per cento degli elettori ha detto No alla riforma costituzionale del governo Renzi, mentre quelli che hanno votato Sì non hanno superato il 40,89 per cento. Una sonora sconfitta anche alla luce dell'altissima affluenza alle urne: il 68,48 per cento, molto più alta del 58,5 delle elezioni europee del 2014.

Un'ora dopo l'inizio dello scrutinio, quando il risultato è stato evidente, alcune decine di persone si sono radunate davanti alla sede del Pd nazionale, a Roma, gridando in coro: "Renzi dimettiti, Renzi vai via".

Richiesta accontentata 25 minuti dopo la mezzanotte, quando il premier Matteo Renzi, in diretta tv da Palazzo Chigi, ha annunciato le sue dimissioni (vedi notizia in home page).

Nel frattempo l'opposizione si è scatenata: pochi minuti dopo la diffusione dei primi exit poll, il leader della Lega Matteo Salvini ha dichiarato ai mezzi di informazione: "Questa è una vittoria del popolo contro i tre quarti dei poteri forti del mondo. Renzi dovrebbe dimettersi subito".

Durissimo contro Matteo Renzi anche il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta: "Renzi ha messo insieme solo un paio di schiforme, adesso deve dimettersi il prima possibile".

Il Movimento 5 stelle ha parlato invece di un momento storico. "Hanno vinto gli italiani - ha twittato Beppe Grillo - Ora ricostruiamo il Paese. La nostra rivoluzione non si ferma". 

I pentastellati hanno anche ribadito la fiducia nel presidente della Repubblica Mattarella per il dopo-Renzi. La questione centrale è un eventuale scioglimento delle Camere per indire e elezioni anticipate. Eventualità tutta da discutere considerando l'altra patata bollente, l'Italicum, contestatissima legge elettorale, anch'essa varata dal governo Renzi, su cui pende un ricorso davanti alla Corte Costituzionale che ha deciso di pronunciarsi subito dopo il referendum. 

Insomma, qualora la Consulta bocciasse l'Italicum, chi si prenderà l'onere di formare un governo di transizione finalizzato sostanzialmente a cambiare una legge elettorale che a questo punto potrebbe far vincere chiunque ma assai difficllmente il Partito Democratico? 

Uscito a pezzi dall'avventura referendaria, anzi, renziana, il Pd si ritrova davanti notti da lunghi coltelli. E forse non tutto sarà chiarito fra renziani e minoranza del partito nella direzione nazionale che si riunirà fra due giorni. Un faccia a faccia in cui toccherà a Matteo Renzi fare la prima mossa. Anche perchè lui, fra due giorni, non sarà più presidente del Consiglio ma segretario del Pd sì. O no?

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